𝗦𝗮𝗻𝗿𝗲𝗺𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲, 𝗦𝗲𝗿𝗮𝘁𝗮 𝟮: 𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 (𝗱𝗮 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼) 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹. Ariston, abbiamo un problema. Il DopoFestival cambia pelle (e frontmen) ogni anno, ma conserva la qualità e pure il gradimento di chi ci arriva sveglio: l’orgogliosamente calabrese Nicola Savino, Aurora Leone (senza gli altri The Jackal), Valerio Lundini & co. riscuotono il successo che meritano, con uno spettacolo di pregio, tra ironia, approfondimento e confronto diretto coi protagonisti. Viceversa, il PrimaFestival cambia gli interpreti ma non il format ed è proprio quest’ultimo, a mio modesto parere, a risultare disfunzionale o, almeno, povero. Merita un ripensamento? Consegno idealmente la mia domanda (retorica) al prossimo direttore artistico, pur consapevole che la questione, anche se non di poco conto, sia fisiologicamente marginale nelle economie dello spettacolo. Nuove Proposte alla prova della semifinale, guidate dal “loro” presentatore, l’apprezzato speaker Gianluca Gazzoli, ieri emozionatissimo nel ricordo della madre mancata da poco. Nicolò Filippucci e Angelica Bove superano al televoto, rispettivamente, il trio formato da Blind, El Ma & Soniko e Mazzariello e si contenderanno lo scettro dei “Giovani”. I primi due, già noti al pubblico dei Talent, non avrebbero sfigurato affatto fra i Campioni in gara: hanno soltanto, loro malgrado, sbagliato epoca, perché, con le regole di Amadeus, sarebbero già stati, con merito e soddisfazione, fra i Big. Giù il cappello, però, anche per i loro competitor: i ragazzi “si faranno”, forti di personalità fuori dal comune e brani discograficamente molto pronti e interessanti. Bravi tutti. Pilar Fogliati e Lillo, nei rispettivi ambiti, sono fuoriclasse dall’indiscusso valore. Impegnati alla co-conduzione, tuttavia, non brillano. Pagano, probabilmente, il dazio dell’ingombrante compagnia di un Achille Lauro che, al contrario, regala al pubblico il momento più intenso della seconda serata: l’omaggio, sulle note di “Perdutamente”, alle vittime della strage di Crans-Montana, con la preziosissima partecipazione del soprano Valentina Gargano e di un coro di venti elementi. Molto bella anche la sua performance, al fianco dell’onnipresente Laura Pausini, di “16 marzo”, brano dello stesso Lauro e, per distacco, miglior singolo estratto dall’ultimo, discusso, disco della cantautrice di Faenza. Carlo Conti in formato meme quando, magari per guadagnare un po’ di tempo, rimanda la consegna dei fiori “a domani” alle Bambole di Pezza: risate a parte, emerge sempre più prepotente il distacco di metodo con il suo già citato predecessore, che, come direbbe mio fratello, “alle due di notte stava a cantare con una parrucca in testa”. Doveroso passaggio di consegne fra Milano-Cortina e il Festival: sul palco dell’Ariston, salgono Francesca Lollobrigida, Lisa Vittozzi, Giacomo Bertagnolli, Andrea Ravelli e Giuliana Turra. È un tributo alle vittorie olimpiche e, contemporaneamente, un augurio per l’imminente campagna paralimpica della spedizione italiana, con saluto finale a Giovanni Malagò. Personalmente, ritengo fin troppo risicato lo spazio dedicato alle nostre eccellenze sportive, in continuità con un passato sanremese che ha visto i campioni di casa nostra comparire sul palco come nell’adempimento di un dovere di produzione e non già come un’opportunità per la rassegna in sé. La consegna del Premio alla Carriera per Fausto Leali e il commovente omaggio a Ornella Vanoni sono del pari atti doverosi, ma, sempre alla luce del mio modestissimo punto di vista, arrivano troppo tardi in scaletta, quando milioni di telespettatori sono già a nanna da un po’. E no, non è una questione di share. Mentre Max Pezzali continua a far ballare gli ospiti della nave da crociera, da Piazza Colombo Bresh ricorda a tutti – ove qualcuno ne avvertisse seriamente il bisogno – il perché sia così trasversalmente amato e, soprattutto, come abbia fatto “La tana del granchio” a consacrarsi, nel tempo, come una delle canzoni più apprezzate della passata edizione. Veniamo alla gara. Caccamo cuce addosso all’eterna e divina Patty Pravo un brano sontuoso, ma il contesto non rende loro giustizia. LDA e Aka 7even, la quota “codice fiscale” di questo Festival, fanno gioire chi li ha schierati al FantaSanremo; non me, che ce li ho in panca. Peccato. Nigiotti non decolla, mentre Tommaso Paradiso s’impone come l’imperatore della Riviera, in attesa dell’auspicata (e, forse, auspicabile) incoronazione ufficiale di sabato notte: la sua canzone, più che il preludio a una fantascientifica reunion dei Thegiornalisti, mi pare l’acme della sua carriera da solista. Elettra Lamborghini fa risuonare il “si na pret” in platea, ricordando in eurovisione lo scollamento fra personaggio e persona: speriamo che, questa notte, l’abbiano fatta riposare. Un plauso a Ermal Meta per il messaggio, purtroppo non valorizzato a dovere dal brano in sé. Le Bambole di Pezza sono fra le “cose” più belle di questa edizione: non voglio dire “ve lo avevo detto”, ma ve lo avevo detto. E posso allegare prove su prove. Stabile Chiello che, di Morgan, almeno ha conservato il numero del parrucchiere. L’invettiva di J-Ax, coerente con la sua storia, trova una resa musicale e scenografica pazzesca: “Italia Starter Pack” è ufficialmente la mia canzone preferita di questa edizione, sicuramente quella che, dati alla mano, ho ascoltato di più su Spotify. Nayt, un po’ come Lazza nel recente passato, riesce a farsi conoscere e apprezzare anche dal pubblico nazionalpopolare e questo è un gran bene, per lui e per la musica italiana. Stabile Fulminacci, che si conferma uno dei cantautori più interessanti degli anni ‘20. Crescono Fedez e Masini con un’esibizione ancor più mordace del primo, le cui barre vanno a nozze con l’impareggiabile vocalità del secondo: c’è odore di podio. A Dargen D’Amico consegnerei su due piedi il premio per il miglior testo (e non solo). Ditonellapiaga è la mia speranza non soltanto per la vittoria finale, ma anche e soprattutto per l’Eurovision. Entra in gioco il pubblico da casa e subito salta agli occhi, in termini di risultato, la distanza fra televoto e giudizi della sala stampa, già messa bene in evidenza, in tempi non sospetti, dall’eccellente Francesco Pungitore, che vi invito a seguire e a leggere, anche perché i suoi commenti sono decisamente più puntuali e interessanti dei miei. Giuria delle radio e telespettatori premiano, fra i quindici che si sono esibiti ieri sera e sempre in ordine sparso, Tommaso Paradiso, LDA e Aka 7even, Nayt, Ermal Meta, Fedez e Masini. Sono d’accordo? Solo in parte. Ma sono le regole, la gara, la democrazia.