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Finale

Commento a cura di Antongiulio Iorfida • 29/02/2026

Superman

𝗦𝗮𝗻𝗿𝗲𝗺𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲, 𝗦𝗲𝗿𝗮𝘁𝗮 𝟱: 𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 (𝗱𝗮 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼) 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹. Con la finalissima di ieri sera, si è conclusa una delle edizioni più difficili da commentare della storia recente del Festival di Sanremo. A trionfare, a sorpresa ma non troppo, è stato Sal Da Vinci: dato tra i favoritissimi fin dal preascolto dei brani in gara, l’artista napoletano ha messo la ciliegina sulla torta di una carriera umile e imponente, balzata agli onori della cronaca con “Rossetto e caffè”, raccogliendo consensi soprattutto fra il pubblico da casa con la sua “Per sempre sì”. La canzone vincitrice, al di là dei tantissimi meme ad essa ispirati, è riuscita a farsi largo nella competizione perché altamente orecchiabile e al contempo rassicurante, a tratti conservatrice ma con stile e carica identitaria pazzesca. La medaglia d’argento va a Sayf, al quale Sanremo – come, del resto, a Lucio Corsi lo scorso anno – potrebbe aver cambiato la carriera: arrivato all’Ariston da underdog, se non addirittura da oggetto misterioso, il classe 1999 ha sovvertito i pronostici con “Tu mi piaci tanto”, brano che abbina leggerezza, sarcasmo e mai troppo velata critica sociale. Sul gradino più basso del podio, Ditonellapiaga, già vincitrice della serata cover e protagonista di una rimonta furiosa, arrestatasi a un passo dalla gloria. Con “Che fastidio!”, uno schiaffo in salsa club alle convenzioni sociali, guadagna anche il premio “Giancarlo Bigazzi” per il miglior arrangiamento. Chiudono la Top 5 di questa edizione Arisa e la coppia Fedez-Masini. La prima, una delle voci più importanti degli anni venti della musica italiana, ha convinto tutti con la sua “Magica Favola”. I secondi hanno consolidato la liaison nata con la “Bella stronza” dell’edizione passata, conquistando il premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo con “Male necessario”. Il premio della sala stampa “Lucio Dalla” va a Serena Brancale, soltanto nona con “Qui con me”, raffinata ballad dedicata alla mamma recentemente scomparsa. Premio della critica “Mia Martini”, invece, a Fulminacci, settimo nella classifica finale con “Stupida sfortuna”. Brilla Nayt, che si prende, finalmente, gli applausi del pubblico mainstream, piazzandosi sesto con “Prima che”. Ottimo, alla prova della classifica finale, l’esordio sanremese delle Bambole di Pezza, capaci di transitare, nel giro di una settimana, dall’underground alla posizione numero tredici del Festival con “Resta con me”. Chiude la Top 15 Alessandro Aleotti, in arte J-Ax, visibilmente commosso all’atto dell’esibizione finale: l’omaggio dell’orchestra di Sanremo suona come un riconoscimento alla carriera, sulle note di “Italia Starter Pack”. Graduatoria bugiarda, almeno per chi scrive, nella misura in cui relega, rispettivamente, al ventisettesimo e al ventinovesimo posto Dargen D’Amico e Mara Sattei: le loro “AI AI” e “Le cose che non sai di me” meritavano molto, molto di più. Va ancora peggio, paradossalmente ma non troppo, a Tommaso Paradiso, ritrovatosi, con “I romantici”, dalle stelle della vigilia all’ingenerosa casella numero dieci. Ottime, al fotofinish, le co-conduzioni: il mattatore Nino Frassica e l’elegantissima e super professionale Giorgia Cardinaletti mettono d’accordo, finalmente, tutti, mentre Laura Pausini accompagna la kermesse alla resa dei conti con un medley di pregevolissima fattura. È epico Andrea Bocelli, giunto alle porte dell’Ariston in sella a un cavallo bianco e sulle note de “Il gladiatore”: il Maestro, orgoglio italiano nel mondo, è il super ospite perfetto per la serata finale. Spazio anche per il closing del party senza soluzione di continuità di Max Pezzali a bordo della nave da crociera, mentre i Pooh festeggiano sessant’anni di una carriera senza eguali con il collegamento da Piazza Colombo. Carlo Conti, di cortissimo muso, porta a casa il risultato: il suo biennio ha avuto il pregio di rimettere le canzoni al centro di una rassegna che, però, sacrifica l’intrattenimento sull’altare della puntualità. Il testimone passa, dunque, a Stefano De Martino: allo showman campano l’onore e, soprattutto, l’onere di assumere le vesti di direttore artistico e conduttore di Sanremo 2027, guidando il Festival verso una stagione tutta nuova di successi.